Si chiude un anno, se ne apre un altro. Inevitabile fare bilanci, inevitabile ipotizzare obiettivi: lo fanno le persone normali, gli sportivi sono allenati a farlo da tecnici, agenti e giornalisti. Tania Cagnotto, uno dei simboli più belli e divertenti dello sport del nostro paese, sa di lasciarsi alle spalle un anno difficile e di avere davanti obiettivi importanti… “ma per piacere niente stress – dice con un sorrisonell’intervista concessa in esclusiva a Eurosport - lo stress finisce per uccidere la competizione. Bisogna saperci convivere e non diventarne uno strumento, e anche in questo bisogna essere parecchio allenati”.
L’infortunio che l’ha condizionata nel corso dell’ultima stagione, senza tuttavia impedirle di conquistare una medaglia insperata ai Mondiali di Shanghai è ormai alle spalle: “Il 2011 non è stato un anno semplice ma non è stato nemmeno un anno da buttare via - dice Tania mettendo da parte, a livello di esperienza, anche l’infortunio - rientrare è stato difficile ma credo che sia stato positivo il fatto di esserci riuscita senza che nessuno, io per prima, mi abbia imposto qualcosa a tutti i costi. Se oggi guardo al passato, alla complessità degli infortuni che ho subito, alla rieducazione e a quanto sono riuscita a fare, non posso che essere estremamente soddisfatta”.
Un atteggiamento con il quale si può anche cominciare a preparare Londra 2012: “E’ inutile sottolineare che questa sfida è importante e non voglio arrivare impreparata. Ma non voglio neppure farmi stritolare dalla pressione. So che è l’unica medaglia importante che ancora mi manca, so quanto tengo a fare bene e so di arrivare a questo appuntamento da una stagione non facile. Ma il segreto è probabilmente proprio quello di prepararsi al meglio, sapendo di poter dare tutto senza doversi aspettare nulla in cambio”.
In compenso qualcosa di più per i tuffi si dovrebbe poter fare. Da anni si parla di un centro di eccellenza all’Acquacetosa che rimane un bel sogno, come le piscine del Mondiale di Roma 2009 che, sotto sequestro, attendono ancora di essere consegnate alla città… All’estero viaggiano a un altro ritmo: “Abbiamo bisogno di aiuto, il nostro non è uno sport semplice” - spiega Tania mettendosi nei panni dei tanti ragazzini che, vedendo lei o i fratelli Marconi, si sono avvicinati al trampolino con curiosità. “Oggi dobbiamo litigare con il comune o le istituzioni per avere uno spazio nel quale allenarci, ma lo facciamo tra corsi di nuoto per bambini e signore che sbuffano in acqua per la lezione di aquagym. E dobbiamo confrontarci con colossi come la Cina che mettono a disposizione dei loro atleti piscine strepitose per ore e ore al giorno”.
Più che uno sfogo sembra un appello da chi, ai tuffi ha dato tanto: “Possono arrivare altre medaglie dal futuro di questo sport, ma occorre spirito di sacrificio dagli atleti che davvero vogliono cimentarsi dal trampolino, che i sacrifici li richiede fin da subito, spesso senza offrire nulla in cambio, tempo, pazienza, allenamento e strutture adeguate”.
